LA COOPERAZIONE TRANSFRONTALIERA TRA ITALIA SLOVENIA E CROAZIA NEL CONTESTO COMUNITARIO E NON

L'Accordo di cooperazione economica e commerciale CEE e Slovenia
La Repubblica di Slovenia e l'Unione europea
INTERREG I
INTERREG II
Gli accordi
Cooperazione transfrontaliera in Istria

L'Accordo di cooperazione economica e commerciale CEE e Slovenia

Vi è stato nel 1993 il quale, ricorda gli obbiettivi di Osimo e dice che "la cooperazione riguarderà lo sviluppo economico, sociale della Slovenia tale però da verificare un reciproco vantaggio delle parti, inclusi i mercati dei paesi terzi"; altri punti dell'accordo riguardano gli scambi di informazioni sulle prospettive sulle previsioni in materia di produzione, consumo e scambi e l'incoraggiamento alla cooperazione scientifica. La Comunità e la Slovenia promuovono gli scambi di informazioni nel settore del turismo e la partecipazione a studi comuni sulle possibilità di sviluppo in questo settore. Per il conseguimento degli obbiettivi succitati il consiglio di cooperazione definirà periodicamente l'orientamento generale della cooperazione.

Il Programma di cooperazione transfrontaliera del luglio 1994 tra i paesi dell'Europa centrale e orientale e gli stati membri della Comunità nel quadro del programma Phare è finalizzato al consolidamento della cooperazione ed allo stimolo per l'integrazione delle regioni periferiche.

La Repubblica di Slovenia e l'Unione europea

La cooperazione istituzionalizzata dell'ambito sloveno ed anche croato dell'Istria con quello italiano vede negli accordi della Comunità economica europea l'ambito più probabile in cui sia possibile normare le attività di cooperazione transfrontaliera. I progetti principali da inserire nel programma di cooperazione transfrontaliera possono prendere la forma di progetti legati a misure sostenute da INTERREG II; miglioramento delle infrastrutture; misure di sviluppo agricolo e rurale; sviluppo e creazione di risorse e strutture per migliorare il flusso delle informazioni e delle comunicazioni tra le regioni di confine; promozione e cooperazione tra imprese.

Per ciascuna delle regioni di confine tra la Comunità e i paesi dell'Europa centrale ed orientale si istituisce un comitato misto di programmazione e monitoraggio composto da rappresentanti dei paesi interessati che possono comprendere rappresentanti regionali o locali, per definire un elenco comune di progetti.


INTERREG I

Il programma INTERREG I è nato in seguito all'attuazione del mercato comune europeo che ha evidenziato la presenza di difficoltà di sviluppo nelle regioni situate a ridosso delle frontiere che delimitano i territori degli stati membri, in modo particolare nelle aree marginali dell'Unione europea, dove essa confina con i paesi terzi e soprattutto con i paesi dell'Europa orientale, interessati da rilevanti processi di trasformazione politica, istituzionale e socio-economica. Per l'area Italo-Slovena, il programma ha avviato un primo gruppo di esperienze di cooperazione transfrontaliera. Ha interessato, la sola Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia (province di Udine, Gorizia e Trieste). Il programma ha offerto alla Regione la possibilità di dare contenuti progettuali alla sua pluriennale attività di cooperazione con la Slovenia, che ha sofferto una carenza di realizzazioni anche a causa della mancanza di appropriati strum Gli obbiettivi enti finanziari. soluzione di problemi ambientali di interesse comune per le popolazioni delle due aree; sviluppo alla cooperazione per valorizzare il potenziale economico delle due zone.

INTERREG II

E' dotato di più ingenti risorse finanziarie di INTERREG I ed è finalizzato tanto a garantire, attraverso la cooperazione transfrontaliera, il recupero di sviluppo accomunati dalle zone di confine, quanto ad accompagnare il processo di abbattimento delle barriere doganali e i percorsi di associazione di nuovi Stati all'Unione, contrastando gli effetti negativi da essi indotti, si potranno dunque perseguire obbiettivi legati allo sviluppo delle reti infrastrutturali e delle dinamiche di cooperazione economica, istituzionale e culturale e alla crescita della conoscenza reciproca delle popolazioni e degli attori sociali. Gli obbiettivi operativi sono: promuovere la salvaguardia e la piena valorizzazione delle risorse ambientali comuni dell'ecosistema confinario; sviluppare il dialogo tra le popolazioni ed il riconoscimento e la valorizzazione dei segni e delle tracce della comune storia dei territori frontalieri; favorire lo sviluppo della conoscenza reciproca e di contatti permanenti tra partners sociali ed istituzionali dell'area di frontiera; migliorare le capacità di competizione complessiva del sistema locale nei confronti dei mercati internazionali, puntando in particolare sulle attività del ciclo turistico e su uno sviluppo a misura delle risorse locali delle piccole e medie imprese . Gli interventi verranno selezionati sempre puntando alla valorizzazione integrata delle risorse locali esistenti sui due versanti del confine.

Gli accordi

Il primo accordo,dicembre 1989, riguarda il presidente della Provincia di Trieste ed il presidente dell'Assemblea della Comunità dei comuni costieri di Capodistria. Viene istituita la "Consulta della zona carsico costiera" che si ripropone di dare avvio ad una comunità su scala locale che si rifaccia alla Comunità di lavoro Alpe Adria. La finalità sarà "proposte e strategie di intervento atte ad affrontare e risolvere problemi d'interesse comune con particolare riguardo a quelli ecologici, culturali e turistico-commerciali. Segue la delibera del comune di Duino Aurisina del 15 maggio 1991. L'altro accordo, 20 dicembre 1995, riguarda la Croazia e la Slovenia ovvero il Comune di Isola, il Comune città di Capodistria e del comune di Pirano e sul versante croato la Contea d'Istria con l'Unione delle città e dei comuni dell'Istria e delle isole. In questa dichiarazione si opera una valutazione sulla cooperazione collegata al Memorandum sull'incentivazione della cooperazione tra comuni istriani firmato ad Umago nell'aprile 1992. In questo trattato sono evidenziati una serie di problematiche irrisolte quali: le difficoltà fra Slovenia e Croazia

Da queste dichiarazioni si evince che non esiste alcun accordo trilaterale

Cooperazione transfrontaliera in Istria

con la legge di ratifica della Convenzione di Madrid (n.948/1984) la Repubblica Italiana ha subordinato lo sviluppo della cooperazione transfrontaliera a livello di autorità locali e regionali alla preventiva stipulazione da parte dello Stato di accordi bilaterali con gli Stati confinanti. La Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia, a Statuto speciale, ha particolari prerogative d'intervento... Pur essendo prevista dalla Convenzione di Madrid la possibilità per i paesi del Consiglio d'Europa di invitare un paese non membro ad aderire alla Convenzione, il passaggio della Repubblica di Slovenia dallo status di osservatore a quello di membro di pieno diritto del Consiglio d'Europa semplifica la formulazione di ipotesi prospettive. La Croazia, si trova oggi nello status di "invitato speciale" e persegue attivamente la propria ufficiale ammissione fra i paesi membri.

Anche la "Carta europea delle autonomie locali di Strasburgo" (ottobre 1985) contempla la possibilità di forme di collaborazione tra enti territoriali appartenenti a stati diversi. Le aree regionali, come l'Istria dotate di una propria identità storica ma smembrate fra più stati sovrani senza una propria struttura istituzionale, rappresentano un aspetto differente. Recentemente si studiano dei modelli organizzativi che consentano un minimo di organizzazione di queste realtà locali. L'ostacolo maggiore sono le sovranità statali sulle diverse parti del territorio. Il professor de Vergottini docente di diritto internazionale a Bologna, ha individuato degli schemi organizzativi sulla base dei quali sarebbe possibile costituire una regione comune come l'Euroregione Istria. de Vergottini accenna alle modalità di formazione dello statuto della regione come accordo interstatale seguito dalle intese fra enti autonomi locali. Una seconda ipotesi prevede "l'accordo interstatale da cui scaturirebbe la normativa di base del nuovo ente che sarebbe preceduta da forme di consultazione con i soggetti di autonomia già presenti nell'area territoriale comune agli stati partecipanti a seguito di una delibera dell'organo assembleare della regione nella sua prima riunione. Gli organi titolari delle diverse competenze ne vedrebbero uno di natura assembleare ed uno esecutivo. I settori d'intervento sarebbero quelli della tutela della minoranza, della cultura e della gestione del territorio, dei rapporti transfrontalieri, della residenza, circolazione.


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