L'ISTRIA CROATA
Assetto politico Elezioni politiche ottobre 1995

L'assetto politico

La Croazia costituisce una Repubblica indipendente dal 26 giugno 1991, data in cui ha ufficialmente dichiarato l'avvio del processo di dissociazione dalla Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia.

L'ultimo censimento fatto nel 1991 su un totale di 4.784.265 abitanti il 94% dichiara la propria appartenenza etnica in questo modo: l'83% croata, il 12% Serba rappresentando la principale minoranza etnica. I valori delle altre minoranze etniche sono inferiori all'unità, fra queste vi è quella italiana che costituisce lo 0,4%.

Prima della guerra civile la Croazia possedeva un'economia relativamente prospera e contribuiva a produrre il 25% del prodotto interno lordo della Jugoslavia. L'apporto del turismo era determinante: l'82% del movimento turistico totale dell'ex Federazione, ed era prevalentemente concentrato sulla costa dalmata ed istriana. I danni prodotti alle infrastrutture turistiche e alle vie di comunicazione hanno causato una crisi profonda. La Croazia può contare su una produzione di fonti energetiche interne di modesta entità. Il più importante distretto industriale è imperniato su Zagabria, mentre l'industria di base è presente a Sisak, Spalato e Fiume.

Durante gli anni sessanta il rinnovamento dell'autogestione produsse una riforma economica che permise alcune forme di economia di mercato che avvantaggiò di molto l'economia croata.

All'inizio degli anni settanta il movimento nazionalista Maspok sollevò problemi inerenti alla lingua, alla cultura ed agli interessi economici della Croazia rispetto a tutta la federazione, fra gli esponenti di questo movimento c'era anche Tudjman.

Negli anni ottanta si evidenzia un progressivo affermarsi dei nazionalismi. Nel 1989 in Croazia viene avviato un processo di democratizzazione analogo a quello Sloveno. La dissoluzione del comunismo nel 1990 e le elezioni libere portarono il nazionalismo a promuovere la secessione dove la Comunità indipendente croata era guidata da Tudjman.

La dichiarazione d'indipendenza del 1991 provocò però intenti separatisti anche da parte dei Serbi della Krajina i quali avviarono un processo di distacco da Zagabria che segnò l'inizio della guerra civile deteriorando irreversibilmente i rapporti tra i serbi ed i croati.

Intanto lo stato sociale ed economico della Croazia subiva un tracollo progressivo: l'industria ridusse la produzione del 60%, l'inflazione si manteneva sul 150-170% e la criminalità comune risultava in aumento.

Lo stato di guerra ha favorito il partito di Tudjman: alle elezioni politiche convocate con solerzia nel 1992 è stato rieletto con il 42% dei voti ed ha ottenuto il 67 % dei seggi. Il paese, inoltre, subì la riduzione della libertà di stampa in contemporanea alla diffusione di uno stato di anarchia tale da innescare sul piano amministrativo una serie di interventi centralizzatori voluti dal partito di governo e si sono tradotti in una riforma dei poteri locali imperniata sulla costituzione di contee prive di reale autonomia.

Il partito di Tudjman, l'HDZ ( Hvratska Demokratska Zajedcnica ovvero comunità democratica croata) aveva visto crescere nel tempo le sue difficoltà non tanto per il peggioramento dell'economia, quanto per la perdita della Krajina che aveva impedito i collegamenti via terra tra Zagabria e Spalato e trasformato la Dalmazia in una sorta di isola. Nel frattempo le relazioni con la Slovenia peggiorarono sia per i conflitti di natura economica e doganale sia a causa di richieste territoriali avanzate da Lubiana.

La polemica contro gli italiani d'Istria, e in favore della "croatizzazione" della penisola, aveva assunto un carattere interno volto a placare, con un nazionalismo sempre più esasperato, il pericolo che da una parte dell'elettorato dell'HDZ si spostasse ancora più a destra in favore del partito croato del diritto e filo-ustasa. Fu così che alla vigilia delle elezioni amministrative del 1993 Tudjman scatenò un attacco in Krajina meridionale che gli permise di riprendere il controllo di puti nevralgici del territorio. L'iniziativa però non ottenne il risultato sperato sul piano interno e proprio in Istria l'HDZ subì alle elezioni una cocente sconfitta a vantaggio della Dieta Democratica.

Il regionalismo ha iniziato a diffondersi in varie parti del paese, in Dalmazia, nel Fiumano e nel Medjimurje, ma soprattutto in Istria dove la presenza di un tessuto sociale multietnico ha permesso la nascita di un raggruppamento, la Dieta democratica istriana, in cui hanno trovato modo di esprimersi anche le esigenze della minoranza italiana nei confronti della quale ormai il partito di Tudjman assumeva un atteggiamento progressivamente sempre più aggressivo.

Un evnto che ha dimostrato come la spinta autonomista non sia solo un'espressione colta ma un disagio socio-economico, sono state le ultime elezioni politiche in Croazia nell'ottobre 1995.


Elezioni politiche dell'ottobre 1995

L'Istria croata ha avuto in ruolo determinante nei risultati delle ultime elezioni politiche svoltesi in Croazia alla fine dell'ottobre del 1995, dimostrando la propria scelta politica orientata verso l'autonomia .

Le elezioni erano state anticipate rispetto alla scadenza regolamentare della legislatura per la volontà della maggioranza al potere ovvero l'HDZ con Tudjman presidente.

Le motivazioni di questa chiamata sono state principalmente attribuite al buon esito della campagna militare per la riappropriazione dei territori tenuti dai ribelli della Krajina benché mancasse la Slavonia orientale parte economicamente più importante, e quindi, sull'onda degli entusiasmi suscitati dalla "facile vittoria" si è giunti alle elezioni.

Il parlamento sciolto, al Sabor, esibiva una maggioranza schiacciante dell'HDZ, non intaccata anche dopo la scissione verificatasi nel movimento del Presidente della repubblica. Ciò ha più che condizionato i lavori della camera dei rappresentanti, li ha addirittura sfasati, poiché neppure un solo provvedimento proposto dalle opposizioni ha superato la barriera del voto compatto maggioritario, benché le iniziative della minoranza fossero tutt'altro che di scarso rilievo.
Una prosecuzione legislativa di questo tipo compromette progressivamente il processo di democratizzazione con gravi conseguenze sul piano interno e internazionale: l'Unione Europea, massima aspirazione di tutti i paesi dell'Europa dell'Est, non transige e rifiuta regimi dispotici.

Dopo la frantumazione dello Stato Jugoslavo si è creato un clima di euforia patriottica incarnata dal presidente Tudjman che opera una insistente propaganda sull'orgoglio nazionale a mortificazione delle diversità presenti nel paese come in Istria.

Le elezioni hanno dato però un risultato tale da sorprendere lo stesso presidente Franjo Tudjman poiché egli non è riuscito a raggiungere il suo principale obbiettivo ovvero la conquista dei due terzi dei voti. Ha ottenuto invece il 44% dei voti coi quali è stato assegnato con i criteri proporzionali l'80% dei seggi.

La mancata conquista dei due terzi dei 127 seggi che gli avrebbe permesso di cambiare la costituzione (ovvero di proclamarsi presidente a vita, mentre la legislazione attuale gli impedisce di ricandidarsi nel 1997) è stata accompagnata da una secca sconfitta nelle elezioni comunali di Zagabria dove su 17 circoscrizioni 14 sono andate all'opposizione; è un dato significativo considerando che con oltre un milione di abitanti la capitale rappresenta un quarto della popolazione. L'HDZ è stato premiato dai ceti rurali, quelli che hanno maggiormente subito gli orrori e gli oneri della guerra.

I risultati fanno seguire all'HDZ la coalizione guidata dalla Dieta Istriana e dal partito dei contadini che ha ottenuto il 19,38%, i liberali hanno raccolto l'11,95%; il partito social democratico (ex-comunisti) l'8,97 %.

Con queste cifre Tudjman otterrà la maggioranza assoluta, formerà il governo e continuerà ad avere le leve del potere. Per ottenere ciò Tudjman ha imposto una nuova legge elettorale contestata da tutta l'opposizione e da molti osservatori stranieri. Lord Finsberg che ha guidato la delegazione degli osservatori europei ha dichiarato che le elezioni si sono svolte in modo regolare, ma che la legge elettorale va cambiata se la Croazia vorrà far parte dell'Europa: risulta una bocciatura per la legge elettorale votata in un giorno e che i diplomatici europei hanno definito " un colpo di stato elettorale". E' stata oltretutto espressa preoccupazione per la riduzione dei seggi destinati ai serbi, scesi da tredici a tre.

In Istria la Dieta ha dominato largamente la consultazione relegando l'HDZ a posizioni del tutto marginali. Il fronte istro-quarneriano ha mandato al Sabor i candidati dell'opposizione

I risultati elettorali evidenziano che il nazionalismo non basta a rabbonire il popolo croato gravato dalla crisi economica. Comunque la vittoria dell'HDZ ha portato al perseverare del partito dominante dell'intolleranza nei confronti dei diversi che sono rappresentati dalle minoranze.

Furio Radin è stato riconfermato alla carica di deputato degli italiani al Sabor di Croazia; egli ha proposto un programma che esalta la "cultura della convivenza". Radin sostiene che i risultati delle elezioni di Zagabria, che si oppongono all'HDZ, significano che i cittadini stanno facendo dei ragionamenti diversi "politicamente più sofisticati di quanto ci si potesse aspettare... In Croazia la democrazia potrà dirsi in atto soltanto nel momento in cui nessuno deterrà la maggioranza assoluta in Parlamento e quando più partiti, almeno tre, concorreranno a comporre il Governo.



Situazione economica e piani di sviluppo
Assetto economico della contea istriana


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