L'attuale
quadro economico dell'Istria si è formato in seguito a
diffusi processi di deagrarizzazione,
deindustrializzazione
e terzializzazione.
Tuttavia si sono verificate delle asimmetrie nello sviluppo di
alcune parti delle regione, alle quali vanno aggiunti l'insufficiente
sviluppo e valorizzazione dei vantaggi comparativi di quest'area
e delle sue risorse naturali.
Sino ad oggi lo sviluppo è stato di natura estensiva, senza un adeguato appoggio sui fattori qualitativi. L'indirizzo prevalente dell'economia verso il mercato estero, nonché le particolarità della struttura economica, i cui livelli di sviluppo da lunga data risultano superiori alla media della Croazia, si devono principalmente alle caratteristiche naturali, alle infrastrutture delle comunicazioni ed alla posizione geografica dell'Istria.
Analizzando lo sviluppo e la struttura economica dei comuni istriani si nota che il maggior comune istriano, Pola, benché abbia la più alta densità di popolazione non rappresenta il comune economicamente più sviluppato.
Il comune di Albona è al secondo posto per numero di persone occupate; Pinguente è all'ultimo posto. Questa situazione è attribuita al calo dell'attività turistica nell'area istriana e quindi di riflesso anche sull'attività globale di ciascun comune; particolarmente evidente risulta il comune di Parenzo che nel 1991 è crollato all'ultimo posto per livello di benessere.
Il comune di Rovigno anche se occupa la minor quota di parte della superficie dell'Istria si trova al primo posto per efficienza d'utilizzo e della produttività del lavoro.
In base a quanto espresso se ne deduce che la mappatura della produttività dei comuni definisce uno sviluppo non uniforme, ma anche una inadeguata valorizzazione dei fattori di sviluppo, in particolare modo nel centro dell'Istria, da cui dipendono il suo ritardo economico ed il suo "indebolimento" demografico.
I movimenti demografici sfavorevoli in Istria sono una realtà presente da tempo: i processi di spopolamento sono particolarmente presenti nella parte centrale, continentale della penisola istriana. I trasferimenti degli abitanti dei villaggi dalle attività del settore primario a quelle del secondario e del terziario hanno influito contemporaneamente in due direzioni: nell'estendere la deagrarizzazione e nell'invecchiamento della popolazione, ciò ha contribuito a svolgere un'influenza negativa sullo sviluppo dell'agricoltura nella parte centrale dell'Istria dove era il principale fattore economico.
Lo sviluppo
complessivo del territorio istriano
conferma l'assenza
di un legame funzionale
tra la costa e l'entroterra.
Nello sviluppo dell'Istria non si è tenuto conto della
compatibilità e complementarità del progresso dei
singoli fattori di attività, il che si è riflesso
negativamente sulla crescita degli stessi. Se si considerano le
attività turistico-alberghiere
le quali oltre ad offrire molto spesso un prodotto
turistico obsoleto, sono penalizzate
dalla situazione di una infrastruttura ormai inadeguata. L'incontrollata
realizzazione di capacità ricettive sulla costa occidentale
dell'Istria, senza un'organizzazione sistematica delle infrastrutture
connesse, ha portato nei mesi estivi ad una generale deficienza
dei rifornimenti idrici. D'altra parte l'entroterra
istriano, che pur dispone di notevoli
potenzialità naturali
per lo sviluppo di forme alternative di turismo e delle attività
connesse, dell'agricoltura e della produzione di prodotti naturali,
per non dire delle naturali riserve d'acqua, finisce col rimanere
penalizzato ed arretrato anche dal punto di vista demografico.
Struttura dell'economia istriana
Il settore industriale è rappresentato uniformemente nella struttura del prodotto sociale istriano; un ruolo più limitato è svolto dall'agricoltura, dalla pesca, dai trasporti e dalle comunicazioni, mentre le attività alberghiere e turistiche incidono in misura superiore rispetto alla media croata
Le singole parti dell'Istria risultano quindi
caratterizzate da strutture economiche del tutto differenti, a
causa principalmente del fatto che le attività
turistiche si sono sviluppate prevalentemente
sulla costa occidentale,
quelle industriali
sulla costa orientale,
mentre all'interno si sono concentrate le attività industriali
tradizionali e le attività primarie.
L'economia istriana nel 1992 ha subito la transizione verso forme di economia di mercato con relativi processi di privatizzazione: il numero delle imprese è cresciuto: il risultato non è stato l'aumento ma la diminuzione degli occupati a causa dell'alto livello di occupazione nelle maggiori imprese specializzate.
La rivitalizzazione delle attività economiche è condizionata, innanzitutto, dall'apporto di nuovi capitali, ancora impossibile per l'alto rischio bellico.
Si deduce che per uno sviluppo economico dell'Istria il criterio fondamentale sarà quello che si identificherà con la forza innovatrice di un progetto, capace di stimolare altre attività.
Un aspetto determinante è rappresentato dalle infrastrutture: il basso grado di sviluppo delle stesse richiederà grandi investimenti, che probabilmente sarà possibile solo con la partecipazione di capitali stranieri.
La struttura industriale della regione dell'Istria comporta un alto consumo energetico: sarà indispensabile cambiare le fonti di energia attuali prevalenti ( petrolio) con nuove (gas).
L'orientamento
dell'economia istriana dovrebbe avvenire verso
i paesi della Unione Europea (320
milioni di consumatori), ma ciò ovviamente richiede un
adeguamento della struttura economica della regione.
| Assetto politico |
| Situazione economica e piani di sviluppo |
| Generalità |
| introduzione |