LA ROMANIZZAZIONE

Le fonti letterarie e i documenti scritti che citano l'Istria si riferiscono al periodo della conquista e all'inizio della romanizzazione. Non esistono molti documenti che riguardino fasi temporali successive: l'Istria se è citata compare nella macro storia ovvero nella storia dei grandi eventi di espansione della Repubblica e poi dell'Impero Romano. Nel I secolo a.C. è attestata ad Aquileia e nell'Illirico la presenza di Cesare e più tardi quella di Augusto.

La prosperità e la ricchezza della regione istriana è testimoniata dalle vestigia che celebrano la magnificenza di città come Pola con l'arena, due teatri, i suoi templi oppure i cospicui resti dei monumenti tergestini, parentini, nesaziati ed infine la bellezza delle ville di Brioni e di altre località.

L'attenzione degli storici, in passato, era focalizzata soprattutto su i monumenti più importanti e singolari, su quelli che fornivano informazioni sulle realtà cittadine, ovvero gli aspetti politici, religiosi, demografici dei vari centri urbani.

Gli scavi e le analisi recenti dei vari reperti mirano a determinare gli aspetti della vita sociale ed economica dell'Istria romana, ovvero l'aumentare ed il diminuire della prosperità economica, la presenza di fasi negative, le cause di possibili recessioni.

Esiste quindi una maggiore documentazione per quanto riguarda il periodo della romanizzazione di cui anche le fonti letterarie costituiscono un riscontro.

Roma si era affacciata all'estremo arco Adriatico con le guerre istriche, che iniziate nel 221 a.C. si conclusero nel 129 con il trionfo di C. Sempronio Tuditano e con la fondazione di Aquileia (181 a.C. ). Da Aquileia e dalle successive colonie di Tergeste e di Pola, soprattutto, la civiltà latina si era diffusa tra le popolazioni della pianura ad est del Livenza, della Carnia, dell'Isontino, dell'Istria che erano diventate partecipi della lingua e cultura di Roma ed erano state incluse da Augusto nei confini dell'Italia di cui formavano insieme ai Veneti, la Decima regio.

La ricostruzione storica presenta anche delle ombre poiché studi recenti concludono che le colonie di Tergeste e di Pola erano triumvirali o al massimo dell'ultima età cesariana, invece l'arco di tempo, in cui si ipotizza si attui il processo di romanizzazione tale da giustificare l'inclusione dell'Istria nelle regioni augustee, era decisamente esiguo.

Un altro fattore di criticità nella ricostruzione storica è rappresentato dal fatto che dopo età sillana le colonie erano insediamenti decisi per sistemare i veterani che venivano congedati dopo le guerre civili, gente diversa dagli antichi coloni, inviati dopo guerre in cui avevano rischiato la vita pro aris e focis e che venivano inviati ai margini dei territori per esserne prima di tutto presidio, caposaldo di difesa e base di nuove conquiste. I veterani delle guerre civili non si accontentavano di dissodare le terre: volevano terre produttive.

Si accetta che sia stato di fondazione cesariana il Forum Iuli, ma il Forum veniva costituito dove si trovavano già cittadini romani, che dalla nuova fondazione, ricevevano alcuni diritti di autonomia amministrativa ma questi erano indigeni e non venivano "dedotti" come quelli delle colonie facendoli venire da Roma.

Si ipotizza che in molte parti della regione vi fossero nuclei di romani e di romanizzati antecedenti alla fondazione delle colonie nelle quali i veterani erano stati inviati a spese degli antichi proprietari.

La prima guerra combattuta nel 221 a.C. da P. Cornelio Scipione Asina e M. Minucio Rufo fu una campagna di repressione della pirateria: fu intrapresa perché gli Istri avevano predato navi romane che trasportavano granaglie e va vista in stretto collegamento con la seconda guerra illirica del 219 a.C. .

I problemi relativi ai traffici marittimi e quelli di carattere commerciale svolsero una notevole influenza nell'arco di tempo 180-170 a.C. in cui ha corso la crisi dell'estremo arco dell'Adriatico.

La seconda guerra istrica fu condotta soprattutto per terra e con azioni molto impegnative; ebbe luogo nel 178 a.C.: ci furono due campagne.

La prima, iniziata nel 178 a.C. ad opera del console A. Manlio Vulsone, vede prima la clamorosa conquista da parte degli Istri del campo romano, ma poi, gli Istri, si sarebbero abbandonati al saccheggio e vengono sopraffatti dai Romani dell'altra legione. I consoli svernano ad Aquileia e poi ripresero le operazioni con la buona stagione.

Riguardo la seconda campagna si hanno scarse notizie fornite da Livio: racconta l'invasione del territorio istriano da parte dei Romani e la mobilitazione degli Istri. Nel 177 a.C. le varie città istriane ebbero comportamenti diversi: parte seguì Epulo nella tenace continuazione della guerra nella difesa di Nesazio, Mutila e Faveria; gli altri si arresero ed accettarono la pax romana.

La terza guerra istrica è basata su notizie decisamente scarse: C. Sempronio Tuditano la celebrò in misura notevolmente ampia: pose dediche al Timavo. La guerra era durata poco più dell'estate.

Sembra che la fase veramente guerreggiata della campagna di Tuditano si svolse in Giapidia e che l'Istria fu prevalentemente la base di partenza dell'esercito romano .

Dopo il primo trentennio del II secolo a.C. ebbe inizio una fase di rapporti pacifici tra Roma e gli Istri: si attua una fase di romanizzazione strisciante, fatta di rapporti commerciali, di affari, di imbrogli, di guadagni e di perdite fra due terre unite dal mare di Aquileia, il cui porto era certo attivo in età repubblicana e l'Istria , le cui città della costa occidentale sono sempre state di marinai e mercanti.

I dati archeologici più recenti mostrano che la civiltà dei castellieri negli ultimi due secoli prima dei contatti con Roma era lentamente e progressivamente declinata per cause ancora imprecisate e comunque estranee a Roma.

Dopo la conquista di Nesazio l'Istria rappresentava un territorio molto appetibile per le classi romane più elevate ed abbienti, le quali acquistarono ed affittarono le parti divenute agro pubblico e le fecero diventare terreni da sfruttare con coltivazioni redditizie. Si crearono così forti interessi economici i quali rappresentarono una componente basilare del profondo processo di romanizzazione ed assimilazione dell'area istriana da parte dei Romani.

Giulio Cesare fondò le colonie di Trieste, Pola e Parenzo; Augusto protesse il confine dell'Istria dal fiume Formione-Risano sino all'Arsa sul Quarnaro e crea la X regione d'Italia la Venetia et Histria.; Vespasiano fece costruire la via Flavia che univa Trieste a Pola.

Sotto l'amministrazione imperiale l'Istria un periodo di grande prosperità che toccò l'apice quando la capitale dell'Impero d'Occidente fu spostata a Ravenna: la facilità delle comunicazioni marittime favorì i mercanti istriani che rifornirono la nuova capitale di grano, vino, olio.


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