La Francia portò in Istria il senso il nuovo senso della nazionalità; l'Austria la serietà della propria efficiente burocrazia di origine teresiana e giuseppina nonché il senso dello stato come istituzione.
Nel 1800 l'Istria conobbe molte ed intricate questioni che vennero in seguito a galla sul piano nazionale, linguistico, etnico e culturale, coinvolgendola drammaticamente.
Nel
1815,
con la restaurazione austriaca l'Istria era inserita nel "Litorale
austriaco" che comprendeva
anche Trieste e la contea di Gorizia.
L'Istria iniziò dentro il detto contesto una vicenda unitaria della sua storia che l'aveva vista divisa per molto tempo in due: una l'Istria già marchesato patriarchino e successivamente veneziano; l'altra l'Istria interna, povera di risorse e scarsa popolazione, detta anche l'Istria antico austriaca o contea di Pisino.
Il divergente atteggiarsi delle due realtà, una italiana cittadina e borghese ed una seconda slava in via di crescita e di acquisizione di una sua identità nazionale, sarà il primo segno in termini politici di quella che per secoli era stata una tradizione di "tranquillità sociale".
La scomparsa dell'Austria-Ungheria porterà tutta l'Istria in un'Italia impreparata a cogliere, comprendere ed affrontare le diversità culturali ed etniche nella storia della popolazione di un'area binazionale come l'Istria.
I Francesi avevano trattato la provincia come terra di conquista barattabile, al caso, con l'Austria. C'erano state le gravose contribuzioni di guerra, la soppressione di magistrature cittadine ed anche il tracollo di città rivierasche da Trieste a Corfù ed il tutto aveva contribuito a mal sopportare la presenza francese sulla regione.
Nel 1813 gli Austriaci rioccuparono la provincia, abolendo il codice napoleonico e le leggi francesi relative all'amministrazione ed all'attività giurisdizionale.
Il litorale assieme alla Carniola venne compreso dentro il "regno di Illiria" parallelo al regno Lombardo-Veneto nel quale fu fatto entrare il Friuli.
Sia coi Francesi e sia con la Restaurazione ebbe termine la secolare divisione della penisola in due Istrie storiche. Il circolo creatosi a Pisino iniziava le rivendicazioni della nazionalità croata. L'Austria tendeva a favorire la croatizzazione dell'Istria togliendo il suo carattere di provincia italiana. Trieste progressivamente assimilava la popolazione slava.
Nella prima metà del secolo XIX si delinea una squilibrio etnico e sociale, causato dall'alterazione della fisionomia etnico-culturale e sociale dell'Istria, con spostamenti a favore dell'elemento slavo.
L'Istria uniformata istituzionalmente e amministativamente nel contesto austriaco, rileva fin da subito il suo aspetto etnicamente complesso nel periodo in cui l'ideale risorgimentale delle nazionalità "affratellate" si tramuta in quello postrisorgimentale dei nazionalismi che vengono a contrapporsi disastrosamente in termini di maggioranze e minoranze, di oppressori ed oppressi.
Sul piano economico nella seconda metà del XIX secolo l'Istria era orientata verso Trieste: la borghesia triestina s'occupava della finanza dell'imprenditorialità assicurativa, cantieristica e navale sul piano internazionale.
La prima guerra mondiale ebbe
lo scopo di unire la "Venezia
Giulia" all'Italia:
la guerra fu molto dura e combattuta nelle terre della
Giulia.
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