Le origini remote che riguardano la protostoria dell'Istria possono essere documentate soltanto in maniera lacunosa.
La presenza umana in Istria e sul Carso triestino, documentata fin dal Paleolitico Inferiore e poi, più tardi, nell'ultima fase paleolitica e mesolitica, è ben conosciuta grazie alle ricerche condotte nelle grotte carsiche nei dintorni di Trieste.
Sembra che gli Istri fossero più diffusi e che al volgere del secondo millennio a.C. l'arrivo e la dispersione delle genti indoeuropee in Italia nordorientale li avessero costretti a limitarsi entro i confini della penisola.
Nel corso del Neolitico nella regione sono emerse tracce di influenze orientali, proprie delle culture balcaniche.
Nel secondo millennio, a partire dalla media Età del bronzo (1600-1400 a.C.) la diffusione della pratica della metallurgia provoca un incremento di ricchezza.
Sorgono i primi "castellieri" muniti di poderose cinte di pietre a secco, complete o limitate ai versanti meno scoscesi, oppure da terrapieni di ciottoli, ghiaie o terriccio argilloso, a seconda del materiale disponibile in loco. In Istria e sul Carso triestino le alture su cui sorgevano i villaggi protostorici sono identificabili spesso per le macerie di pietrame che cinge con un anello le cime e sono indicate localmente da toponimi come Castello o Castellier, e nelle zone interne, anche con i corrispondenti nomi slavi Gradaz, Gradina, Gradisce.
L'ambiente naturale offriva una modesta agricoltura, praticabile in dolina e una più fiorente attività allevatrice, e soprattutto presentava le elevazioni adatte per gli insediamenti e il materiale litico necessario per proteggerli con mura. Le cinte erano spesse da tre a dieci metri e alte fino ad oltre sei metri, singole, talora doppie e triple.
Strutture difensive sorgevano su quasi tutte le alture idonee fino a quelle che raggiungono i 300-400 m di altitudine ed erano costruite nella tecnica detta a "sacco".
Per analogia ai castellieri friulani a terrapieno si suppone che gli spazi interni alle difese fossero destinati ad impieghi diversi.
Le dimore per gli uomini erano situate nella fascia adiacente al perimetro murario e a ridosso di questo per usufruire di una migliore protezione. Dovevano essere fabbricate in materiale deperibile, fango o argilla, su un'intelaiatura di paletti o legno e pietre a secco. La perdita totale di queste strutture va attribuita all'erosione e danneggiamenti bellici.
La cultura degli antichi castellieri ci è nota soprattutto dalla ceramica e da pochi altri manufatti, come gli attrezzi in corno; si possiedono migliaia di frammenti spesso recuperati fuori contesto, ma una serie di confronti incrociati tra i castellieri carsici ed istriani sulla base di elementi tipologici, ha consentito di collocare il primo impianto delle più antiche strutture difensive "a castelliere" tra il XVI e XV secolo a.C.. A questa fase arcaica, durata fino alla fine del Bronzo Recente (ca. 1150 a.C.), sono attribuibili, tra gli altri, il castelliere di Monte Castelir nell'isola di Brioni, quelli di Boncastel e di Moncas di Valle nell'Istria meridionale.
Verso la fine del Bronzo Recente (intorno al 1150 a. C.), nello sviluppo culturale delle regioni nordorientali si registra una cesura piuttosto grave: alcuni abitati vengono abbandonati per sempre, altri subiscono una flessione ed altri nuovi infine fondati.
Inizia così un periodo che denota sostanziali cambiamenti: i castellieri dell'Istria e del Carso dimostrano affinità con i gruppi dei Campi dell'Urne delle Alpi Orientali, con le diverse culture della prima età del ferro dell'Italia padana e peninsulare.
L'incremento di ricchezza appare connesso al diffondersi delle cognizioni sulla tecnologia del ferro che ha il suo polo di diffusione nel nodo stradale di San Canzian del Carso, sul Timavo superiore, alla radice dell'Istria.
A partire dal X secolo, oltre ai contatti con il mondo centroeuropeo, sono documentate affinità con diverse cerchie culturali italiane e soprattutto con l'ambito veneto.
Nel periodo tra l'Ultimo Bronzo finale e l'età del ferro, nel territorio istriano emergono alcuni centri come Nesazio , Pola, Pizzughi presso Parenzo. Di questi abitati si conoscono soprattutto le necropoli.
A partire dall'VII secolo a.C. i contatti con altre aree culturali non sono più dimostrati solo da analogie, ma dagli oggetti importati in numero crescente da altre zone delle Alpi Orientali.
La manifestazione più significativa della cultura nell'evoluta Età del ferro è costituita dalle sculture in pietra.
Dal IV secolo a.C. inizia il periodo di recessione
economica, demografica e culturale che provoca lo spostamento
dell'asse commerciale verso le zone costiere le quali potrebbero
aver causato la decadenza e l'abbandono degli abitati su altura
addensati nell'entroterra. A questa sorte sfuggì solo Nesazio
che continuò a prosperare grazie ai commerci con i Greci
prima e poi coi Romani
e forse anche con gruppi di Celti
stanziati in aree alpine, e sarà considerata capitale degli
Istri.
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