MUGGIA,

CAPODISTRIA, ISOLA E PIRANO

In dettaglio

Questo itinerario percorre la costa nord-occidentale dell'Istria ed è, tra quelli proposti l'unico che si svolge dall'Italia, Muggia, all'ambito della Repubblica di Slovenia.

Prevede la visita di Capodistria, Isola e Pirano, che sono raggiungibili da Trieste in breve tempo sia per via terra che per mare.


MUGGIA
Il leone veneto e una dolce collina, sacra per le antiche origini, sono i due poli intorno a cui si è sviluppata la vita di Muggia. Oggi, per effetto dell'espansione edilizia che sta cancellando inesorabilmente il tipo della casa rurale, a stento Muggia mostra i pregi del suo paesaggio, ma pure le descrizioni di antichi autori si trovano d'accordo nel rilevare limpide acque e feraci terreni produttori di ottime ribolle.

Sul colle (m 172), chiamato Muggia Vecchia, a occidente della odierna Muggia, vanno ricercate le prime tracce della sua vita. Come è avvenuto per molti centri istriani, passati da caselliere preistorico a castellum romano e a rocca feudale, è probabile che il primo insediamento di Muggia appartenga alla civiltà dei castellieri, largamente documentati in regione e negli immediati dntorni del nostro territorio, come hanno dimostrato i recenti scavi nella necropoli di Elleri; tuttavia la mancanza di indagini sistematiche sul colle di Muggia Vecchia non permette più ampie considerazioni.

Sul carattere etnico di queste popolazioni quasi nulla si sa, né si può decidere in via assoluta se vi prevalesse l'apporto celtico, quello illirico o quello venetico, sulla base della toponomastica, spesso sucettibile d'interpretazioni diverse; ad ogni modo vale la pena segnalare che nella parlata medievale e anche in quella più recente di Trieste e di Muggia si sono riscontrate affinità col dialetto friulano sorto notoriamente in area carnica, appartenente al gruppo celtico. Soltanto dopo la fondazione della nuova colonia di Aquileia (181 a.C.) e la conquista romana dell'Istria (178-177 a.C.), la Venezia Giulia e con essa Muggia entrano nell'etaà storica.

Il primo documento in cui appare il nome di Muggia è il diploma con cui i re d'Italia Ugo e Lotario fecero completa donazione del castellum quo dicitur Mugla al patriarca di Aquileia e dal quel momento Muggia rimase soggetta al dominio temporale dei patriarchi fino al 1420, quando ad esso si sostituì la sovranità della Serenissima; a questa tuttavia Muggia si era già legata e salvi i diritti feudali del Patriarca - con un patto di fedeltà sin dal 1202, quando il doge Enrico Dandolo, veleggiando ve4rso l'Oriente per la IV crociata, sbarcò su queste coste per assicurarsi i tributi che Muggia, come gli altri centri costrieri dell'Istria, doveva già da tempo a Venezia in cambio della difesa del mare dai pirati.

Per Muggia cominciarono anni di floridezza e di prosperità, grazie al commercio del sale con la Carniola (Slovenia), anche se non mancarono gravi vertenze con Trieste per i confini e per il possesso delle saline nella Piana di Zaule, di cui Venezia si dimostrava gelosissima.

I contrasti locali si protassero anche nei secoli successivi, ma la situazione politica generale era sostanzialmente mutata: la creazine del porto franco di Trieste ad opera di Carlo VI (1719), il progressivo tramonto della potenza veneta e l'esclusivo favore rivolto da Venezia a Capodistria contribuirono al declino della vita muggesana.

Cadua la Repubblica di Venezia (1797), Muggia con l'Istria venne ceduta all'Austria, che, con l'intervallo napoleonico degli anni 1809-13, vi dominò fino al1918, quando la provincia entrò a far parte del Regno d'Italia. In seguito al Trattato di Parigi (1947) dopo la seconda Guerra Mondiale, Muggia rimane l'ultimo lembo di terra istriana entro i confini nazionali.

Durante la dominazione austriaca Muggia dovette subire la soppressione delle saline (1829); all'economia mugesana non restava ormai che la pesca e l'agricoltura, essendo ridotti anche i traffici col retroterra. Allora andoò sviluppandosi l'industria della pietra, cavata dalle stratificazioni di arenaria (masegno) di cui è ricco il sotosuolo del territorio. Tale materiale impiegato per lastricati stradali (salisi), ormai sostituito dall'asfalto, per murature a vista, per gradini e cordonate, è presente in monumenti di tutta la regione giulia sin dll'epoca romana, così da far credere che le cave di pietra siano, forse, la più antica industria del luogo.

Pur soffocata dall'evoluzione di Trieste, Muggia riuscì ad inserirsi egregiamente nello sviluppo industriale della metà del secolo scorso

Quando vi si iniziò lo scavo del bacino di carenaggio, la cappella fu demolita e si eresse più a monte l'attuale chiesetta (1864) secondo il gusto neogotico allora in voga. Il cantiere entrò a far parte dello Stabilimento Tecnico Triestino e conobbe un quarantennio di grande prosperità, offrendo occupazione in media a 1200 lavoratori.

A protezione dell'industria navale muggesana, il governo austriaco munì la zona di quattro fortezze: una sopra la collina prospiciente S. Rocco, un'altra a Zindis, una terza sulla collina di S. Michele e la quarta in località Ronchi. Ma sul finire del secolo gran parte dei lavori vennero trasferiti al Cantiere "S. Marco" di Trieste e a Monfalcone, provocando il declino industriale della cittadina, che si distinse sempre per l'elevato livello delle sue maestranze.

I nuovi impianti industriali determinarono profonde modificazioni nel tessuto economico e sociale e favorirono la maturazione di un proletariato, che seppe collocarsi fin dalla fine del secolo scorso all'avanguardia del movimento democratico e socialista giuliano.

Anche l'organizzazione urbana andò assumendo nuovi caratteri con la formazione di nuclei residenziali operai al di fuori del centro storco, come le "case operaie" di Via D'Annunzio.

L'annessione all'Italia (1918) segnò un'effimera ripresa dell'attività industriale che si riflette anche in una moderata espansione edilizia, sebbene gli interventi più massicci nel settore si registrino soltanto nel secondo dopoguerra con la costruzione di nuovi quartieri.

Ora, dopo la grave mutilazione di metà del suo territorio subita nel 1954 in applicazione del Memorandum d'Intesa consolidatosi nel Trattato di Osimo (1975) e la chiusura dei cantieri dovuta alla crisi dell'industria navalmeccanica.

Muggia, che si attesta su una popolazione di cira 13.000 abitanti, è in attesa di nuove risorse economiche e si appresta a giocare la carta turistica per il suo futuro.

Le testimonianze archeologiche più su accennate e la pianta quadrangolare dell'abitato tagliata da due vie principali (cardo e decumanus) ad angolo retto ci fanno pensare a un modesto centro romanizzato, forse già sede di un sede di un castelliere preistorico. Ad ogni modo, dopo la distruzione del 1353 e il progressivo abbandono del luogo, unica testimonianza del suo passato rimane la Basilica di S.Maria Assunta, oltre ai ruderi di una delle tre porte (quella orientale di S. Ulderico) aperte nelle mura.

La piccola Basilica di S.Maria Assunta già sede di una delle più antiche pievi della diocesi tergestina, presenta numerosi problemi di architettura, di scultura e di pittura, che hanno avuto soluzioni diversissime sia dal punto di vista stilistico e cronologico sia da quello iconografico.

Il Duomo: sorto sui resti di una precedente chiesetta a tre absidi (sec.XI-XII), fu, come quella, dedicato ai martiri romani Giovanni e Paolo, patroni di Muggia, e consacrato il 29 dicembre 1263 dal vescovo di Trieste Arlongo dei Visgoni.

Sulla piazza maggiore, a sinistra del Duomo, s'affaccia il Palazzo Municipale nella ricostruzione dell' architetto Ferdinando Forlati dopo l'incendio del 1930. La data più antica rilevabile sul monumento è quella scolpita sotto il Leone di S.Marco (cantato dal Carducci in "Saluto italico") assieme al nome del podestà Giacomo Loredan che ne curò l'esecuzione.

Nonostante le mutilazioni territoriali subite fra il 1947 il 1954, Muggia possiede ancora alcuni pittoreschi dintorni, ricercati per la mitezza del clima, favorito dall'azione equilibratrice del suo vallone, per la vegetazione mediterrane spesso lussureggiante, per l'apertura panoramica. Particolarmente felice è la zona di Punta Sottile sulla baia di Lazzaretto, che gode condizioni ambientali riscontrabili soltanto sulle riviere meditrranee. Qui, nella Valle di S. Bartolomeo che prende il nome dell'omonima chiesetta rurale, fu costruito nel 1867 il terzo istituto commerciale dell'emporio triestino (ora dibito a caserma militare),cui si accede per un portale barocco già in usio nel lazzareto teresiano del 1768 a Trieste (tra gli odierni Volti di Roiano ed il mare), come si apprende da un epigrafe in onore dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria.

Capodistria continua!
Isola-Pirano continua!
Costa occidentale vai!


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