In dettaglio
Questo itinerario percorre la costa nord-occidentale dell'Istria ed è, tra quelli proposti l'unico che si svolge dall'Italia, Muggia, all'ambito della Repubblica di Slovenia.
Prevede la visita di Capodistria, Isola e Pirano, che sono raggiungibili
da Trieste in breve tempo sia per via terra che per mare.
CAPODISTRIA.
La città
ha una storia e un patrimonio d'arte
di particolare valore e merita perciò una sosta non frettolosa.
Sorgeva in origine su un'isola ed era abitata già in epoca
romana. Nella successiva età bizantina, mutò il
nome di Capris in quello di Iustinopolis. Nel Medioevo, fu a lungo
libero comune, anche se formalmente soggetta ai marchesi d'Istria
o ai patriarchi di Aquileia. Dal 1278
al 1797 appartenne alla Repubblica
di Venezia, che ne fece la capitale politica e amministrativa
dell'Istria veneta. Fu per secoli il maggior centro culturale
istriano, tanto da essere chiamata l'Atene dell'Istria. Coltivò
soprattutto gli studi umanistici. Vi ebbero sede un seminario
e altre importanti istituzioni culturali, alcune delle quali sono
tuttora attive: teatro, museo, biblioteca, ecc.: E' la patria,
tra gli altri, di Pier Paolo Vergerio il Vecchio, pedagogista;
di Pier Paolo Vergerio il Giovane, teologo, araldo della Riforma;
di Santorio Santorio, medico e scienziato; di Gian Rinaldo Carli,
illuminista, studioso enciclopedico; dello storico Carlo Combi.
Oggi Capodistria è il principale porto
della Slovenia e un cospicuo
centro industriale. Conta circa 25.000 abitanti, in grande maggioranza
sloveni. Nella città è ancora presente un'esigua
minoranza italiana. Naturalmente il suo volto urbanistico e architettonico
è molto cambiato; il centro storico,
tuttavia, ha sostanzialmente conservato il tipico aspetto
assunto durante la lunga dominazione veneta,
con calli, campi, broli, volti, portici e sottoportici; e nei
campi, nei cortili, nei giardini, vere da pozzo; e sulle facciate
dei palazzi e delle case, stemmi di podestà e delle vecchie
famiglie nobili, e leoni di S.Marco.
La fisionomia autentica della Capodistria di un tempo la si coglie,
meglio che altrove, nella Calegaria, la via che , partendo dal
sotto portico del Palazzo Pretorio,
scende alla Porta Maggiore e
al relativo porticciolo, e che è da secoli la via del commercio
e dell'artigianato, caratterizzata, come le Mercerie
di Venezia , dalla presenza di banchi, negozi , botteghe
e, soprattutto, di laboratori di calzolai (i "calegheri",
appunto). In questa strada, in quelle vicine, in tutto il quartiere
circostante, pur in un ambiente complessivamente piuttosto degradato,
ci si imbatte ancora ad ogni piè sospinto in segni interessanti,
in angoli suggestivi, in scorci coloriti di tono aristocratico
o popolare e di prevalente impronta veneta..
Capodistria è ricca di monumenti
e di opere d'arte dell'età medioevale,
rinascimentale e barocca. Nella piazza principale, alla sommità
di un modesto colle, sorgono il Duomo, il Palazzo Pretorio e la
Loggia. Il Duomo (Assunta) ha una bella facciata quattrocentesca
ed eleganti portali lombardeschi: L'interno, rifatto all'inizio
del Settecento, conserva pregevoli opere, tra le quali meritano
di essere ricordate almeno le portelle dell'organo di Vittore
Carpaccio (1517) e l'arca in alabastro
di S. Nazario di Filippo De Sanctis (1422).
All'angolo destro del Duomo,
vi è il poderoso campanile (già torre romanica),
del secolo XII o XIII, con cuspide
del secolo XVII. Il Palazzo
Pretorio, originale edificio merlato, risulta dalla
fusione e dalla ricostruzione, alla metà del Quattrocento
e rimaneggiata con l'aggiunta di un secondo piano alla fine del
Seicento, è un edificio di grande eleganza, a sette arcate,
adorno del leone di S.Marco e di quattro stemmi di podestà
veneti. A un angolo, Madonna con Bambino in cotto, opera votiva
per la peste del 1554-55.
Presso il fianco sinistro del Duomo, c'è la Rotonda
o Oratorio del Carmine (ora
Battistero), costruzione romanica trecentesca. Sul brolo, dietro
il Duomo, troviamo il Fontego, uno dei più begli esempi
di arte ogivale a Capodistria. Risale all'età comunale.
L'edificio attuale è del 1392. Vi si conservano viveri,
che venivano distribuiti a prezzo modico ai cittadini bisognosi
in tempo di carestia. E' costellato di stemmi podestarili : oggi
sede dell'Archivio regionale. Sul brolo prospetta anche la chiesetta
di S: Giacomo, gioiello dell'architettura gorica minore del Trecento,
con protiro e campaniletto in cotto a quattro bifore.
Capodistria vanta ancora un'interessante palazzina romanica (casa Percauz, dal nome dell'ultimo proprietario), del secolo XIII o XIV, forse un tempo sede di un tribunale; numerose case gotiche quattrocentesche e cinquecentesche (casa Carpaccio, Casa Filipputi, Casa Almerigogna, Casa Corner, Casa Da Rin, Casa Sabini-Grisoni, Casa Cocever, Casa dei Mustacioni), sparse qua e là nel centro storico, in brolo, lungo la Calegaria e nel quartiere circostante, con bifore o trifore, alcune con ricche decorazioni pittoriche; case "a gheffo", di origine toscana, con piano superiore
aggettante. Pregevoli anche numerosi palazzi:
rinascimentali, come i PALAZZI BELGRAMONI -TACCO (sede
del Museo regionale), Belli, Barbabianca De Franceschi, Pellegrini
- De Favento, del secolo XVI; barocchi, come I PALAZZI DEL BELLO,
Almerigotti, Tavesia, Carli e il Collegio dei Nobili (sede del
Liceo- ginnasio "C. Combi"), del secolo XVII; neo- classici,
come i PALAZZI BRUTI, GRAVISI, PIZZARELLO- PALMA, ORLANDINI, MADONIZZA,
del secolo XVIII.
Resti delle mura venete sono ancora
visibili al Belvedere, a PORTA ISOLANA,
in calle DELLE MURA. Delle porte che
si aprivano nelle mura è rimasta la più importante,
la porta della MUDA, eretta nel 1516
di fronte al CASTEL LEONE, che sbarrava
un tempo il ponte che univa la città alla terraferma (fu
demolito nel secolo XIX). Una bella
fontana, detta DA PONTE, dal nome del
podestà che la fece erigere nel 1666, orna l'omonima piazza:
è quasi la riproduzione del PONTE delle
GUGLIE di CANNAREGIO a VENEZIA.
Delle antiche chiese di CAPODISTRIA, alcune sono state sconsacrate,
per lo più in epoca napoleonica, e trasformate in scuole,
ospedali, magazzini. Altre esistono ancora, come la chiesa di
S.Anna nel campo omonimo, costruita tra Cinquecento e Seicento,
dove spiccava un tempo il celebre Polittico di Cima da Conegliano
con la cornice di Vittore da Feltre (1514);
vi si possono comunque ammirare alcun e pregevoli opere di scuola
veneta e un bellissimo coro, eseguito probabilmente nella prima
metà del Cinquecento.
Non si può lasciare Capodistria prima di aver visitato il suo ricco Museo. E' ospitato nel nobile Palazzo Belgramoni-Tacco a poca distanza dalla piazza principale e dal Duomo. Conserva frammenti architettonici, lapidi, iscrizioni, opere di scultura e pittura, testimonianze e documenti, che vanno dall'epoca romana fino all'età moderna e contemporanea. Notevoli soprattutto le numerose opere dei pittori veneti, che lavorano a Capodistria, a Pirano e in altre città della costa istriana nel Quattrocento, nel Cinquecento e anche più in là (i Vivarini, i Carpaccio, Girolamo da S.
Croce, Palma il Giovane, Jacopo da Bassano e altri).
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